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Il Consiglio Pastorale

Il Consiglio pastorale è un istituto previsto dal Codice di diritto canonico (CIC=Codex Iuris Canonici) della Chiesa cattolica. Suo scopo è quello di esprimere concretamente la natura gerarchico comunionale della chiesa, e di permettere quindi la partecipazione dei fedeli, che attraverso il proprio sacerdozio battesimale partecipano allo svolgimento e alla programmazione della vita pastorale della Chiesa.

A seconda del proprio ambito di intervento si chiama Consiglio Pastorale Diocesano (CPD), Consiglio Pastorale Vicariale (CPV) o Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP).


Il Consiglio Pastorale Diocesano

Venne creato in seguito alla rinnovata ecclesiologia di comunione espressa dal Concilio Vaticano II; infatti in due documenti conciliari, Christus Dominus (n. 27) e Ad Gentes (n. 30), si chiese esplicitamente la creazione di questo Consiglio. Oggi esso è previsto dal CIC e viene elencato tra le istituzioni che strutturano ogni chiesa locale (cioè ogni diocesi); la normativa in questione si trova ai cann. 511-514.

Viene retto da un proprio statuto (can. 513) emanato dal Vescovo, nel quale vengono stabiliti la sua composizione, il modo in cui ne vengono scelti i membri, la modalità di lavoro, la sua struttura interna.
Lavora sotto l'autorità del vescovo, al quale unicamente spetta il compito di convocarlo, di presiederlo e di pubblicarne gli atti (can. 514). Deve essere convocato almeno una volta all'anno. Gode solamente di voto consultivo (can. 514 §1). Nella diocesi infatti l'unico legislatore è il vescovo: egli, prima di prendere le decisioni relative alle scelte pastorali diocesane, ascolterà il CPD per essere correttamente informato e aggiornato sulla situazione e poter decidere in maniera matura e consapevole, tenendo conto di ogni circostanza.
È un organismo permanente: i membri sono nominati per un tempo determinato, e vanno poi periodicamente rinnovati. Quando il vescovo cessa dal suo incarico (sede vacante) anche il CPD si scioglie (can 514 §2); il vescovo successivo provvederà quanto prima a convocarne uno nuovo.

Al CPD devono partecipare tutte le componenti del popolo di Dio: sacerdoti, diaconi, religiosi, laici, attraverso una propria rappresentanza (can. 512 §1). I sacerdoti saranno presenti in quanto principali operatori e coordinatori della pastorale. I religiosi dovranno essere rappresentati nella loro multiforme varietà di istituti (maschili e femminili) e di opere. I laici saranno la componente numericamente più rilevante e dovranno essere specchio di tutta la diocesi, "tenendo presente le diverse zone della diocesi stessa, le condizioni sociali, le professioni e inoltre il ruolo che essi hanno nell'apostolato, sia come singoli, sia in quanto associati"; è importante che questi laici siano parte attiva della comunità dei fedeli e "si distinguano per fede sicura, buoni costumi e prudenza" (can. 512 §2-3).
Le modalità di nomina vanno stabilite nello statuto: di norma ci saranno alcuni membri di diritto, in forza del proprio ufficio o incarico; alcuni membri eletti; alcuni membri scelti liberamente dal vescovo.

Suo compito è "studiare, valutare e proporre conclusioni operative su quanto riguarda le attività pastorali della diocesi" (can. 511). Non si tratta quindi di una mera commissione di studio, ma di una istituzione operativa, sebbene consultiva e non vincolante. In concreto il suo lavoro può abbracciare: opere di apostolato, iniziative missionarie, catechistiche e apostoliche, formazione e vita sacramentale dei fedeli, sensibilizzazione dell'opinione pubblica, programmazione pastorale. L'unico limite di intervento è dato dal riferimento all'attività pastorale (quindi non l'attività di governo, né le questioni di fede o di morale).

 

Il Consiglio Pastorale Vicariale

In ogni vicariato va costituito il CPV, allo scopo di favorire la comunione tra le parrocchie e le u.p., tra i presbiteri, i consacrati e i laici, e per promuovere una più efficace azione pastorale.

Le indicazioni espresse dal CPV devono essere ritenute moralmente vincolanti, specialmente quando sono espresse all’unanimità.

Nel contesto di comunione e corresponsabilità fra parrocchie definito sopra, i compiti del CPV possono essere così indicati:

- Il compito fondamentale del CPV è promuovere la crescita della cultura di comunione, aiutando le parrocchie a maturare la mentalità e la prassi proprie di una comunità aperta alla collaborazione e alla condivisione dei problemi e delle risorse, anche come preparazione remota e diffusa allo sviluppo delle u.p..
 - Spetta per primo al CPV recepire e studiare con attenzione gli orientamenti pastorali definiti dalla diocesi, allo scopo di individuare le priorità e le proposte operative che risultano più coerenti con la situazione locale.   
Per sviluppare la riflessione sugli orientamenti diocesani, e sui temi teologici e pastorali ad essi collegati, o su altri temi e problemi pastorali ritenuti importanti, il CPV può convocare l’assemblea dei Consigli pastorali parrocchiali (CPP) o anche incontri di studio aperti a tutti.

- Il CPV ha il compito di promuovere un’azione pastorale comune nei confronti delle realtà del territorio che hanno dimensioni sovraparrocchiali, e in particolare verso la scuola e il mondo del lavoro. In alcuni casi e di fronte a problemi di portata generale, il CPV può anche avviare un dialogo con gli organismi civili del territorio, nel pieno rispetto della diversità di àmbiti e di competenze.

- Il CPV è impegnato a valorizzare e ad armonizzare le aggregazioni laicali ecclesiali e le comunità religiose che svolgono attività pastorali e formative in àmbito vicariale.

- E’ pure compito del CPV programmare iniziative e itinerari formativi, a sostegno di attività e àmbiti pastorali che hanno la loro sede ordinaria nelle parrocchie e nelle u.p.. Come esempio si possono indicare i corsi-base per catechisti e operatori pastorali; gli itinerari di fede per i fidanzati che si preparano al matrimonio, le proposte di formazione socio-politica e al volontariato, e soprattutto le iniziative di promozione dei ministeri laicali.
- Il CPV verificherà periodicamente l’effettiva attuazione di quanto viene insieme stabilito, cercando il coinvolgimento di tutte le parrocchie, delle aggregazioni laicali e delle comunità religiose.

Il CPV è composto:

- da tutti i presbiteri e i diaconi che svolgono all’interno del vicariato un compito pastorale affidato loro dal Vescovo;
- da un rappresentante laico per ciascuna parrocchia, eletto dal rispettivo CPP. Le parrocchie con più di 1.500 abitanti possono eleggere due rappresentanti.
- da non più di tre religiose in rappresentanza dei vari tipi di servizio pastorale esercitati nel vicariato, e da almeno un religioso in rappresentanza delle comunità maschili esistenti nel territorio vicariale;
- dai rappresentanti dei diversi settori di attività pastorale (evangelizzazione e catechesi, liturgia, carità e missionarietà, con particolare attenzione al mondo della scuola e del lavoro); e dai rappresentanti delle aggregazione laicali ecclesiali che operano in modo significativo in àmbito vicariale, offrendo un servizio reale nei settori della formazione o dell’azione pastorale.

 

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale

La parrocchia viene definita come comunità di fedeli: per essere comunità vera, deve esprimere degli strumenti di corresponsabilità, che permettano ai fedeli di partecipare effettivamente alla sua missione. A questo scopo è previsto il Consiglio Pastorale Parrocchiale, definito dalle parole del canone 536 del CIC:


§1. Se risulta opportuno a giudizio del Vescovo diocesano, dopo aver sentito il consiglio presbiterale, in ogni parrocchia venga costituito il consiglio pastorale, che è presieduto dal parroco e nel quale i fedeli, insieme con coloro che partecipano alla cura pastorale della parrocchia in forza del proprio ufficio, prestano il loro aiuto nel promuovere l'attività pastorale.
§2. Il consiglio pastorale ha solamente voto consultivo ed è retto dalle norme stabilite dal Vescovo diocesano.


Per analogia possono essere estese ad esso, con gli opportuni adattamenti, le caratteristiche già descritte sopra a proposito del CPD.
Spetta al Vescovo anche il compito di stabilire le norme generali, a cui dovranno attenersi tutti i CPP della propria diocesi; resta salva la possibilità per ogni CPP di darsi anche uno statuto proprio, purché non sia in contrasto con il regolamento diocesano.
Il CPP viene presieduto dal parroco ed ha voto consultivo: questo vuol dire che lavora attraverso ordini del giorno discussi insieme e votati a maggioranza, esprimendo così il proprio orientamento e il proprio parere, ma non può prendere decisioni vincolanti, le quali spettano solo al parroco.

Sono membri di diritto del CPP i presbiteri, i diaconi, e i religiosi che prestano servizio nella parrocchia.
Ma la sua componente maggioritaria è normalmente rappresentata dai laici. Questi laici devono rappresentare uno specchio fedele del tessuto umano della parrocchia, per età, sesso, condizione sociale; normalmente rappresentano tutte le realtà, gruppi, movimenti ecc. eventualmente presenti in parrocchia. Il numero di questi membri laici e la modalità da seguire per la loro designazione vanno definiti nei regolamenti particolari. In molte parrocchie una parte viene eletta da tutti i parrocchiani, e una parte entra nel consiglio in rappresentanza dei vari gruppi che animano la vita parrocchiale.

Il suo scopo è di offrire sostegno e promozione all'attività pastorale della parrocchia: ricercare, discutere e presentare proposte concrete per le sue attività; programmarne le iniziative; favorire il coordinamento tra le varie realtà esistenti.
È uno strumento diretto a favorire la comunione tra il parroco e i parrocchiani, per stimolare la partecipazione dei fedeli, per coinvolgerli in modo responsabile.

 

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